L'Associazione

La sede dell'Associazione Masaniello si trova a Napoli in salita Tarsia 134, nei pressi di Piazza Dante (mappa).
E' possibile iscriversi, chiedere informazioni e ritirare gli SCEC dal lunedì al venerdì in orari d'ufficio.
Per contatti telefonare al numero 081.078.53.37.

Area Utenti


I numeri del circuito SCEC:

Iscritti: 1969
Privati:296
Esercizi Commerciali: 225

Sono in circolazione 141100 SCEC


 

PROGETTO SCEC. COS'E'?

L'associazione distribuisce gratuitamente a tutti gli iscritti una quota di SCEC che potrà essere spesa nei negozi convenzionati, e per pagare i servizi che gli altri associati offrono (lezioni private, baby sitting, riparazioni, lavori artigianali, ecc.).

Ad esempio, effettuando una spesa di 10 euro in un negozio convenzionato che applica uno sconto del 20%, alla cassa verrà riconosciuto un abbuono sul prezzo di 2 euro. Dunque si pagheranno 8 euro e 2 SCEC.

I vantaggi nell'utilizzo dello SCEC sono per tutti: scopri i 10 buoni motivi per usarlo!

Iscriviti online cliccando sul pulsante "ISCRIVITI" . Per ricevere gli SCEC scarica il modulo di iscrizione cartaceo, compilalo e fallo pervenire alla sede dell'Associazione via email o fax.

 
AVVISO!

E' in corso la migrazione dei dati delle iscrizioni verso il database nazionale di tutte le isole di Arcipelago SCEC.
Da oggi in poi sarà possibile iscriversi al progetto SCEC attraverso il sito www.scecservice.org


 

 Le PAGINE AUREE contenenti l'elenco di tutte le attività commerciali iscritte al circuito sono disponibili qui in formato pdf. 

 
NO ALLA DISCARICA! VENITE A VEDERE SE CI SIAMO ARRESI!
Posted by nello on September 24, 2008, 3:58 pm
a cura di Roberta:

Da oltre 5 mesi centinaia di cittadini di Chiaiano e Marano stanno battendosi con le unghie e con i denti per difendere il territorio, la Selva, le prospettive di sviluppo della zona, la salute di tutti noi. Una mobilitazione che è diventata in tutta Italia un esempio di democrazia e partecipazione, contro le logiche dei governi di centro destra e cento sinistra che distruggono i territori, avvelenano l’ambiente nel nome del profitto e degli affari di pochi. Contro la costruzione della mega discarica di Chiaiano e Marano abbiamo dato vita a tipi diversi di mobilitazioni dalle manifestazioni pacifiche alle azioni più radicali; abbiamo accettato anche il confronto tecnico con Bertolaso ed il commissariato straordinario all’emergenza rifiuti, ed abbiamo visto come nonostante le nostre ragioni siano state esplicitate dal punto di vista tecnico il governo continui a non ascoltare la voce dei cittadini.
La costruzione della discarica distruggera’ il valore delle case, delle proprieta’ del territorio, avvelenerà la terra e l’aria, porterà allo smantellamento del tessuto commerciale e sociale del territorio. Ogni giorni decine e decine di camion pieni di rifiuti tal qual attraverseranno le strade di Chiaiano e Marano come Via Santa Maria a Cubito, Via Tirone, Via Cupa dei Cani, Corso Mediterraneo,Via San Rocco, Via Labriola,Via Padreterno,Via Monte, Via Casa Lanno, Via del Mare, Via Marano Pianura, Via Cinque Cercale, paralizzando completamento il traffico della zona costringendo i cittadini ad ore ed ore di traffico.
Tutto questo nel nome di un piano rifiuti fondato solo su inceneritori e mega discariche che non risolvono affatto l’emergenza rifiuti, ma servono solo ad ingrossare le tasche dei grandi potentati economici e dei politici che lucrano sullo smaltimento dei rifiuti, mentre attraverso la raccolta differenziata e il trattamento a freddo e senza discariche si potrebbe uscire immediatamente dall’emergenza. La lotta contro la discarica di Chiaiano e Marano è innanzitutto una battaglia di libertà e democrazia, per dimostrare che nessun governo può passare sulla testa dei cittadini, che nessun esercito militare può occupare illegittimamente il territorio di una comunità, e che, soprattutto, noi vogliamo essere padroni a casa nostra e scegliere in maniera autonoma ed indipendente come comunità le scelte sul futuro del nostro territorio.
Lo Jatevenne Day sarà la giornata in cui concentrare gli sforzi, la rabbia e la determinazione di tutti quelli che non si sono arresi, di tutti quelli che credono che si può bloccare la discarica, di tutti quelli che vogliono poter dire “ho difeso la mia terra con i denti !”


SABATO 27 SETTEMBRE JATEVENNE-DAY - Manifestazione Nazionale ore 16.00 metropolitana di chiaiano
Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano
www.chiaianodiscarica.it

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"LETTERA ALLA MIA TERRA" di Roberto Saviano
Posted by nello on September 24, 2008, 3:36 pm
I responsabili hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d'Europa. Se la racconteranno così.

Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle.

E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, 'così è sempre stato e sempre sarà così'?

Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire 'non faccio niente di male, sono una persona onesta' per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?


Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli. Neanche chi nel resto del paese legge un giornale, sa che questi killer usano sempre la stessa strategia: si fingono poliziotti. Hanno lampeggiante e paletta, dicono di essere della Dia o di dover fare un controllo di documenti. Ricorrono a un trucco da due soldi per ammazzare con più facilità. E vivono come bestie: tra masserie di bufale, case di periferia, garage.

Hanno ucciso sedici persone. La mattanza comincia il 2 maggio verso le sei del mattino in una masseria di bufale a Cancello Arnone. Ammazzano il padre del pentito Domenico Bidognetti, cugino ed ex fedelissimo di Cicciotto e' mezzanotte.
Umberto Bidognetti aveva 69 anni e in genere era accompagnato pure dal figlio di Mimì, che giusto quella mattina non era riuscito a tirarsi su dal letto per aiutare il nonno. Il 15 maggio uccidono a Baia Verde, frazione di Castel Volturno, il sessantacinquenne Domenico Noviello, titolare di una scuola guida. Domenico Noviello si era opposto al racket otto anni prima. Era stato sotto scorta, ma poi il ciclo di protezione era finito. Non sapeva di essere nel mirino, non se l'aspettava. Gli scaricano addosso 20 colpi mentre con la sua Panda sta andando a fare una sosta al bar prima di aprire l'autoscuola. La sua esecuzione era anche un messaggio alla Polizia che stava per celebrare la sua festa proprio a Casal di Principe, tre giorni dopo, e ancor più una chiara dichiarazione: può passare quasi un decennio ma i Casalesi non dimenticano.
Prima ancora, il 13 maggio, distruggono con un incendio la fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere. È l'unico dei loro bersagli ad avere una scorta. Perché è stato l'unico che, con Tano Grasso, tentò di organizzare un fronte contro il racket in terra casalese. Poi, il 30 maggio, a Villaricca colpiscono alla pancia Francesca Carrino, una ragazza, venticinque anni, nipote di Anna Carrino, la ex compagna di Francesco Bidognetti, pentita. Era in casa con la madre e con la nonna, ma era stata lei ad aprire la porta ai killer che si spacciavano per agenti della Dia.
Non passa nemmeno un giorno che a Casal di Principe, mentre dopo pranzo sta per andare al 'Roxy bar', uccidono Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti vicino al clan che, arrestato l'anno prima, aveva cominciato a collaborare con la magistratura svelando gli intrighi rifiuti-politica-camorra. È un omicidio eccellente che fa clamore, solleva polemiche, fa alzare la voce ai rappresentanti dello Stato. Ma non fa fermare i killer.
L'11 luglio uccidono al Lido 'La Fiorente' di Varcaturo Raffaele Granata, 70 anni, gestore dello stabilimento balneare e padre del sindaco di Calvizzano. Anche lui paga per non avere anni prima ceduto alle volontà del clan. Il 4 agosto massacrano a Castel Volturno Ziber Dani e Arthur Kazani che stavano seduti ai tavoli all'aperto del 'Bar Kubana' e, probabilmente, il 21 agosto Ramis Doda, venticinque anni, davanti al 'Bar Freedom' di San Marcellino. Le vittime sono albanesi che arrotondavano con lo spaccio, ma avevano il permesso di soggiorno e lavoravano nei cantieri come muratori e imbianchini.
Poi il 18 agosto aprono un fuoco indiscriminato contro la villetta di Teddy Egonwman, presidente dei nigeriani in Campania, che si batte da anni contro la prostituzione delle sue connazionali, ferendo gravemente lui, sua moglie Alice e altri tre amici.
Tornano a San Marcellino il 12 settembre per uccidere Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, massacrati mentre stavano facendo manutenzione ai camion della ditta di trasporti di cui il primo era titolare. Anche lui non aveva obbedito, e chi gli era accanto è stato ucciso perché testimone.
E infine, il 18 settembre, trivellano prima Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia Verde, e un quarto d'ora dopo aprono un fuoco di 130 proiettili di pistole e kalashnikov contro gli africani riuniti dentro e davanti la sartoria 'Ob Ob Exotic Fashion' di Castel Volturno. Muoiono Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano forse a che fare con la droga, gli altri erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove capitava, e pure nella sartoria.

Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato. Neanche si era a conoscenza da Roma in su di questa scia di sangue e di questo terrorismo, che non parla arabo, che non ha stelle a cinque punte, ma comanda e domina senza contrasto.

Ammazzano chiunque si opponga. Ammazzano chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno. La lista dei morti potrebbe essere più lunga, molto più lunga. E per tutti questi mesi nessuno ha informato l'opinione pubblica che girava questa 'paranza di fuoco'. Paranza, come le barche che escono a pescare insieme in alto mare. Nessuno ne ha rivelato i nomi sino a quando non hanno fatto strage a Castel Volturno.

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Senza memoria, non c'è futuro
Posted by nello on September 15, 2008, 4:15 pm
Era napoletana la voce di Radio Barcellona, ma quasi nessuno lo sa...

Sembra uscita dalla penna di uno scrittore o una sceneggiatura di un film, la vita della famiglia Grossi, napoletani, militanti antifascisti della guerra civile contro il franchismo, il padre avvocato, socialista convinto, perde tutto con l'ascesa del duce, la figlia Ada Grossi voce alla radio che incitava alla resistenza gli italiani, il popolo catalano, e non solo.

Una memoria storica che rischia di andare irrimediabilmente perduta, ma grazie a Geppino Aragno, storico appassionato, almeno questo pezzo di memoria è ancora vivo. Ci piacerebbe che possa continuare a restare vivo nell'interesse delle nuove generazioni.

Senza memoria, non c'è futuro.


Incontro presso l'Associazione "Masaniello"
Salita Tarsia, 134 Napoli - tel 081 078 53 37

Martedì 16 settembre 2008, ore 18,30

con il prof. Geppino Aragno
(docente Scienze Politiche - Università Federico II Napoli)
Archivio Storico del Movimento Operaio

Proiezione dei Video:
Gli studenti del Liceo Pansini intervistano Ada GROSSI, la Voce di Radio Barcellona.

Ada Grossi. La voce che alla radio denunciava i crimini fascisti

Giuseppe Aragno - 05-02-2008
Dallo Speciale "Il tempo e la storia"

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